Quando chiedi a un property manager quanto costa, la risposta è una percentuale. È vera, ma è parziale. Il costo della gestione affidata è la somma di quattro cose: la quota, i ricarichi, gli extra e le occasioni mancate. Vale la pena metterle tutte in fila prima di firmare, perché nessuna di loro è irragionevole — ma insieme spostano il conto.
1. La quota: dove si colloca il mercato
Le percentuali che si vedono in Italia stanno tipicamente tra il 18% e il 25%, con questa logica di massima:
- una sola unità: intorno al 25%, perché i costi fissi del gestore si spalmano male;
- due unità: intorno al 22%;
- tre o più: intorno al 20% o poco sotto.
Le quote sensibilmente più basse — sotto il 15% — di solito significano che qualcosa non è incluso: o l'accoglienza, o le pulizie sono ricaricate, o il servizio è puramente di canale (pubblicazione e calendario) senza presenza fisica.
Fondamentale: la percentuale non basta a confrontare due proposte, perché conta la base su cui si applica. Un 22% su base netta può costare meno di un 16% sul lordo. È il tema che abbiamo smontato in come si divide davvero l'incasso, e va risolto prima di tutto il resto.
Nella quota di norma rientrano: pubblicazione e ottimizzazione degli annunci, channel manager, pricing dinamico, gestione delle richieste, check-in e check-out, coordinamento delle pulizie, assistenza durante il soggiorno, gestione delle recensioni.
2. I ricarichi: la parte meno visibile
Le pulizie. Quasi sempre a parte. Il punto non è che si paghino — vanno pagate comunque — ma il delta tra quanto costa l'impresa e quanto viene addebitato a te. Un ricarico di 10 € su cinque soggiorni al mese fa 600 € l'anno, che in percentuale sul tuo margine non è poco.
La biancheria. Noleggio o lavanderia, spesso fatturati a parte. Chiedi il costo per set e quanti set entrano in un soggiorno medio.
I consumabili. Kit di cortesia, carta, detergenti, capsule del caffè. Sono i 15-20 € a soggiorno che nessuno mette nel piano iniziale.
Le piccole manutenzioni. Molti contratti prevedono un diritto di chiamata o una tariffa oraria per gli interventi. Va definita la soglia sotto la quale il gestore interviene senza chiedere autorizzazione, altrimenti o ti chiama per una lampadina o ti addebita un intervento da 80 € per una lampadina.
3. Gli extra e le voci una tantum
- Onboarding / avvio: allestimento, servizio fotografico, creazione degli annunci. Da qualche centinaio di euro in su, a volte scontato se ci si lega per un periodo minimo.
- Fotografie professionali: se non incluse, sono comunque un investimento che si ripaga, ma è un costo iniziale.
- Set di partenza: biancheria, stoviglie, piccoli arredi mancanti.
- Penali di uscita anticipata o preavvisi lunghi: non sono un costo, finché non lo diventano.
Il conto completo, su un anno
Non c'è niente di scandaloso in questi numeri: sono servizi reali che qualcuno deve fare. Il problema nasce solo quando il proprietario firma pensando "20%" e si ritrova con un'incidenza reale di sette punti più alta.
4. L'altra faccia: cosa costa fare da soli
Il confronto onesto non è "gestore contro zero". È "gestore contro il tuo tempo e i tuoi errori".
Su un bilocale con 60 soggiorni l'anno, la gestione diretta significa indicativamente:
- 60 check-in da coordinare, anche alle 23 e anche il 15 agosto;
- 60 turnover da programmare, con il rischio del buco quando l'impresa di pulizie salta;
- qualche centinaio di messaggi l'anno, con tempi di risposta che incidono sul posizionamento negli annunci;
- il pricing, che se resta statico lascia sul tavolo le settimane forti e non riempie quelle deboli;
- le emergenze: la caldaia a Natale, il vicino che protesta, l'ospite che perde le chiavi.
Se metti 12 € l'ora al tuo tempo e stimi 120 ore l'anno, sono 1.440 €. Non è un costo che esce dal conto corrente, ma esiste. E soprattutto: la gestione diretta funziona finché sei disponibile. Il primo anno in cui cambi lavoro o ti trasferisci, l'occupazione lo sente.
Quando il gestore si ripaga
Un property manager si ripaga se la somma di occupazione in più e prezzo medio in più supera il suo costo totale. Sull'esempio sopra, servono circa 3.600 € di ricavi incrementali — cioè, a 95 € a notte, una quarantina di notti in più all'anno o un mix di più notti e prezzi migliori.
Quando è realistico:
- l'appartamento oggi è sotto-occupato perché non hai tempo di gestirlo;
- i prezzi sono statici tutto l'anno e non seguono eventi e stagionalità;
- gli annunci sono su un canale solo;
- rispondi lentamente, e le recensioni ne risentono.
Quando è difficile:
- l'immobile è già occupato oltre il 75% con prezzi allineati al mercato;
- il mercato locale è rigido, con poca differenza tra alta e bassa stagione;
- gestisci bene e ci metti poco tempo.
Sulla qualità del servizio, il metro più concreto sono le recensioni che il gestore riesce a portare a casa: la guida di Casarent sulle recensioni a cinque stelle spiega bene quali dettagli operativi le producono, ed è un buon elenco di domande da fare in fase di colloquio.
Il canone garantito: dove sta il trucco (e dove no)
Una variante che torna spesso è il canone garantito: il gestore ti riconosce una cifra fissa mensile, prende in carico l'immobile e tiene per sé tutto quello che riesce a fare in più.
Non è una formula scorretta — è un trasferimento di rischio, e come tutti i trasferimenti di rischio ha un prezzo. Il gestore si assume la variabilità della stagione; in cambio si tiene il margine dei mesi buoni.
La lettura corretta è questa: il canone garantito costa circa 800-900 € di margine atteso e in cambio elimina la variabilità. Se il tuo margine di sicurezza è ampio, pagarla ha poco senso. Se sei vicino al pareggio e una stagione debole ti manda sotto, può valere.
Due cautele, però. La prima: la garanzia vale quanto vale chi la firma — un contratto pluriennale con una società senza struttura non è una garanzia, è una speranza. La seconda: verifica sempre cosa succede se il gestore recede, con quale preavviso e cosa resta a te in termini di annunci, recensioni e prenotazioni già acquisite.
Le domande da fare prima di firmare
- La percentuale si applica su quale base? Chiedete un esempio numerico scritto su un mese tipo.
- Le pulizie sono a costo o ricaricate? Di quanto?
- Cosa succede se un soggiorno viene cancellato dopo che le pulizie sono già state fatte?
- Chi paga i consumabili e la biancheria?
- Sotto quale importo intervenite sulle manutenzioni senza chiedermi nulla?
- Con quale preavviso posso uscire, e di chi restano annunci e recensioni?
- Che occupazione e che prezzo medio avete fatto l'anno scorso su immobili simili al mio, nella mia zona?
L'ultima domanda è quella che separa una proposta seria da una promessa. Nessun gestore può garantire un risultato — e chi lo garantisce, di solito, lo fa scaricando il rischio da un'altra parte.
Fai il confronto sui tuoi numeri
Prima di decidere, metti i due scenari uno accanto all'altro con i tuoi dati reali. Il calcolatore di CasaMargin confronta gestione diretta e gestione affidata sullo stesso incasso e mostra la differenza in euro, al mese e all'anno. Se sei in regime d'impresa, il conto va rifatto con il calcolatore forfettario, dove la quota del gestore non abbatte l'imponibile e quindi pesa in modo diverso.
E ricordati di aggiungere le voci che il contratto non nomina: la lista è in i costi nascosti dell'affitto breve. Se poi vuoi sapere quante notti ti servono per stare in piedi in entrambi gli scenari, il conto è in quante notti devi vendere per non perdere soldi.
In pratica
- Il costo reale di un gestore è quota + ricarichi + extra: quasi sempre 5-7 punti sopra la percentuale annunciata.
- Chiedi la base di calcolo prima della percentuale.
- Metti un prezzo al tuo tempo: senza, il confronto è truccato a favore della gestione diretta.
- Il gestore si ripaga solo se porta occupazione o prezzo medio che oggi non hai.
- Fatti dare numeri storici su immobili simili, non proiezioni.